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Il settimo sigillo del “Maestro” D'Ambrogio: “A Chiavazza
avevo già vinto, ma questo successo ha un gusto particolare...”




Tre promozioni con la Chiavazzese, una con la Spolina, altre tre con la Libertas e il titolo regionale ottenuto nel 2001 con la rappresentativa biellese. Domenica scorsa, Antonio D’Ambrogio ha ottenuto il… settimo sigillo, vinto il settimo campionato della sua carriera. E se ai trionfi, aggiungiamo le cinque salvezze consecutive conquistate in Promozione, alla guida della Libertas, non è difficile comprendere perché nel movimento calcistico biellese, a prescindere dalla simpatia o dall’amicizia, per tutti lui è – semplicemente – il “Maestro”.



Mister, partiamo dalla fine, da questo campionato difficilissimo, vinto proprio andando oltre le difficoltà…

“E’ stata una stagione particolare. Diciamo subito, che il nostro girone è di ottimo livello, composto da alcune squadre che avrebbero potuto, senza alcun problema, disputare anche la Prima categoria. Noi siamo partiti con una buona rosa, in grado di competere per il salto di categoria, ma durante il campionato, sinceramente, siamo stati falcidiati dagli infortuni. E quando devi convivere con tante assenze importanti, è fondamentale avere un gruppo unito, che sappia superare assieme le difficoltà”.



Ok. Ora facciamo un passo indietro: possiamo dire che uno dei punti di forza di questa Chiavazzese, è proprio il gruppo creato l’anno scorso, dopo il tuo arrivo?

“E’ esatto. Devo ringraziare tutta la squadra, per questa vittoria: sono stati loro i veri protagonisti. Ma un grazie speciale spetta a quei ragazzi, che già l’anno scorso avevano aderito al nostro progetto e creato quindi, i presupposti per la promozione conquistata domenica scorsa. La costruzione della Chiavazzese di quest’anno, era già iniziata nella passata stagione…”.



Ecco. Facciamo allora un altro passo indietro e ritorniamo all’inverno del 2010: la Chiavazzese, con Saccomanno in panchina, era terz’ultima in Seconda categoria. Poi, il tuo ritorno, l’arrivo di ragazzi giovani e validi come, tra gli altri, Losito e Biagi, i play off sfiorati, l’imbattibilità mantenuta…



“All’epoca ero senza squadra: avevo appena terminato un ciclo bellissimo con la Libertas e non avevo accettato alcune chiamate giunte da fuori Biella. Incontro Giulio De Ceglie, il padre del giocatore della Juventus, che è un grande amico. Mi dice: Antonio, come allenatore hai dimostrato la tua bravura, perché non ti butti in un progetto più ampio? Perché non crei qualcosa di tuo? Passa qualche settimana e arriva la chiamata della Chiavazzese: c’era da pensare alla prima squadra, ma anche da rimettere un po’ in ordine tutta la società. Ho accettato… ed eccomi qua. Pensa che il primo messaggio di complimenti, domenica, è arrivato proprio da De Ceglie”.



A Chiavazza avevi già vinto due campionati negli anni Novanta. Ma il successo ottenuto quest’anno è un po’ diverso, non è vero?

“Sì, questa vittoria ha un sapore particolare, diverso dalle altre. A Chiavazza ho iniziato un lavoro particolare, differente da quello che ho fatto, fino ad ora, nelle altre società. La promozione in Prima categoria è importante, ma non è l’unica cosa importante che abbiamo fatto nell’ultimo anno. E poi, si tratta della squadra del mio rione, della squadra in cui ho giocato e iniziato la mia carriera da allenatore”.



Riviamo per un attimo la stagione: quali sono stati i momenti cruciali della vostra vittoria?

“I momenti fondamentali, per me, sono stati essenzialmente due: dopo la nostra partenza lanciata, siamo riusciti a reagire alle due sconfitte consecutive con Parlamento e Pro Candelo. Quindi, dopo la sconfitta meritatissima, in casa, con la Stella Alpina, abbiamo capito che senza umiltà non saremmo andati da nessuna parte: durante la pausa invernale abbiamo lavorato tanto e ci siamo fatti trovare pronti per la parte finale della stagione”. Chiudiamo con i ringraziamenti, le menzioni particolari, ricordando coloro che, insieme a te, hanno reso possibile questa grande stagione.

“Beh… Cominciare da Vittore Fracassi è dovuto, ma anche scontato, se vogliamo: lavoriamo insieme da anni, siamo amici nella vita, tra noi ci sono stima, rispetto, fiducia. Era stato importante per il progetto Libertas, si sta dimostrando fondamentale anche a Chiavazza. Per quanto riguarda la staff tecnico, impossibile dimenticare il mio vice Luca Fabiole e il preparatore dei portieri Mario Boggio, ma attenzione anche ad un altro nome, quello di Andrea Falla: sentirete ancora parlare di questo ragazzo, che è molto, molto preparato. Per quanto riguarda la dirigenza, infine, Renzo Gemma ci è stato sempre vicino, ma il mio pensiero finale va soprattutto al presidente Rossetto e a Stefano Alberto”.
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