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Eccellenza

Termina in casa col Baveno, la stagione della Biellese
Un anno orribile, da chiudere in fretta per pensare al futuro

Domenica 13 maggio, ore 15, stadio Lamarmora Pozzo. Avversario, il Baveno. Segnatevi questa data: è il giorno in cui avrà finalmente termine, la stagione orribile di una Biellese partita con la volontà e le credenziali per tornare in serie D e terminata addirittura, con lo spettro della Promozione poco dietro le spalle.
Al fischio finale dell'arbitro, più di una persona - a Biella e non solo - tirerà un sospiro di sollievo: iniziata con sogni e speranze, l'annata dei bianconeri è infatti diventata, domenica dopo domenica, un incubo reale quanto avvilente.
Le sconfitte inspiegabili e quelle spiegabili; il primo posto che si allontana; la zona play off che resta per un po', lì ad un passo, beffarda, senza mai avvicinarsi; la zona destra della classifica che, ad un certo punto, diventa dimora stabile di capitan Cagliano e compagni. E poi le incomprensioni tattiche, il gioco che latita, le vittorie stentate, i pareggi senza nessun gusto, gli acquisti che non convincono e quelli che diventano in pochi mesi cessioni.
Fino alla scelta di... lasciare andare la barca alla deriva, certo, ma puntando almeno sui giovani del vivaio, anziché sui cognomi con le pretese ma senza il cuore. Ecco, se forse c'è, dentro questa stagione sciagurata, una cosa da salvare, sono proprio gli “home boy” che la Biellese ha lanciato in Eccellenza negli ultimi mesi.
Gli Isabelli, i Ferrari, i Pitarresi, i Mostafa: non ci sono Beltrame oGilardino tra loro, forse, ma sono tutti ragazzi che quando il gioco si è fatto duro, quando la classifica si è fatta pesante e le ombre cupe, hanno tirato fuori le palle e sono andati in campo a salvare la baracca bianconera.
Oltre a rappresentare il futuro, questi ragazzi rappresentano – loro malgrado – anche il rovescio della medaglia, in questa Biellese che ha puntato sui forestieri troppo in fretta, senza neanche guardare cosa c'era già in casa. L'altro lato di questa medaglia, sta invece nei campionati minori, quelli dalla Promozione in giù: quanti ragazzi giovani biellesi, hanno passato l'ultima stagione ad incantare nei campetti di paese? Quanti direttori sportivi, hanno svolto bene il loro compito senza far spendere l'ira di Dio ai loro presidenti? Quanti allenatori giovani, hanno saputo fare calcio moderno, veloce, creativo, senza avere fenomeni a disposizione?
Vogliamo fare i loro nomi in ordine sparso, a prescindere dai ruoli? Brando, Govoni, Peritore, Carnaroglio, Barbera, Guzzone, Albertini, Inglesi, Colombara, Rossi, Mortarino, Eulogio, Vallone, Lavecchia, Costante.
Tutta gente che vive da professionista, il calcio piccolo; tutta gente che potrebbe rendere più grande, quel calcio di Eccellenza che ammicca alla serie D e storce il naso verso le serie minori. Quest'anno, la Biellese si è fatta prendere da questa febbre, dalla smania di cercare lontano, senza guardarsi attorno, di spendere tanto, per avere quello che avresti comunque potuto avere a poco. E a chilometri zero.
Non sappiamo cosa farà la dirigenza bianconera da lunedì prossimo. Non conosciamo né budget, né progetti per la prossima stagione. Ma sappiamo che questa annata, usando “materiale biellese”, non sarebbe comunque potuta andare peggio di così. E sarebbe stata comunque più economica. In tempo di crisi...






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